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Green Vademeum

Le grandi sfide globali legate all’ambiente hanno messo e mettono quotidianamente in discussione il ruolo e l’operato delle imprese nella società, chiamate ad essere “responsabili” di un cambio di passo, che contempli l’adesione ad una “economia circolare”, in risposta a una nuova sensibilità di un consumatore sempre più “critico” e attento al tema dello “sviluppo sostenibile”.

“Sviluppo che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie” – come da definizione contenuta nel Rapporto Brundtland – lo sviluppo sostenibile implica imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta, senza distruggere i sistemi naturali da cui si traggono le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti derivanti dalle attività produttive.

Una premessa, questa, che dà voce all’assoluta necessità di una nuova “economia circolare”.

Modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, l’economia circolare si fonda su princìpi che contrastano il tradizionale modello economico lineare a schema estrarre-produrre-utilizzare-e gettare, mirando ad estendere il ciclo di vita dei prodotti e ridurre i rifiuti al minimo, reintroducendo nel ciclo economico – dove possibile – i materiali di cui sono composti i prodotti che hanno esaurito la propria funzione. Così facendo, i materiali continuano ad essere riutilizzati all’interno del ciclo produttivo, generando ulteriore valore.
 In questo contesto, è evidente l’importanza che assume la “responsabilità sociale d’impresa” e del mondo della produzione in generale, il cui ruolo va rifondato in funzione di una garanzia di sostenibilità.

L’Unione Europea definisce responsabilità sociale d’impresa (RSI) “la responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”(COM 2011/681): attraverso lo svolgimento delle proprie attività, le imprese sono chiamate, su base volontaria, a soddisfare le legittime attese sociali, ambientali ed economiche dei vari stakeholder, pertanto la RSI non è confinabile alla filantropia o a specifici documenti contenenti indicazioni o informazioni relativi alla sfera sociale e ambientale.

La responsabilità sociale d’impresa sta diventando una delle discriminanti nella scelta da parte del consumatore, il cui concetto di RSI è connesso non solo alla salvaguardia delle risorse del pianeta, ma anche alla creazione di prodotti e servizi innovativi dalle ricadute positive sull’intera comunità.
Oggi più che mai i consumatori sono consapevoli che le loro scelte di acquisto hanno un impatto non solo economico, ma anche sociale e ambientale, e che un consumo sostenibile può cambiare lo stato di salute dell’ambiente e delle persone. Si fa quindi sempre più strada un consumo critico, ovvero una modalità di scelta di beni e servizi che prende in considerazione gli effetti sociali e ambientali del ciclo di vita del prodotto e che determina gli acquisti dando a tali aspetti un peso non inferiore a quello attribuito a prezzo e qualità.

Come dichiarato dall’ONU, Il cambiamento climatico è una sfida globale che oltrepassa i confini nazionali: le emissioni sono ovunque e riguardano ciascuno di noi. Si tratta quindi di una questione che richiede un cammino sistemico ed inclusivo, secondo il principio “act local, think global”.